Alimento o composto chimico?

I cibi artigianali ormai vanno via via scomparendo dalle nostre tavole, sostituiti da cibi prodotti su larga scala a livello industriale. E’ ovvio che la differenza di qualità fra le due tipologie di alimenti è notevole: mentre il cibo artigianale richiede una lavorazione meno elaborata ed è realizzato con pochi ingredienti – di solito genuini -, quello industriale invece è solitamente realizzato utilizzando una vasta gamma di ingredienti –naturali e non- e richiede pertanto una lavorazione più complessa. Prendiamo come esempio il gelato: quello artigianale richiede cinque/sei ingredienti (latte, zucchero, panna, colla di pesce, eventualmente caramello e a completare il gusto prescelto); in quello industriale sono presenti addirittura 34 componenti, di cui solo la metà sono di origine naturale. Negli alimenti di “ultima generazione”, oltre agli ingredienti veri e propri, appaiono anche sostanze identificate come additivi (che in particolare si dividono in: emulsionanti, addensanti, conservanti e coloranti) e altre chiamate aromi (naturali, naturali identici e artificiali). Tanti sono gli additivi il cui uso è consentito nei paesi dell’unione europea, anche se a volte non sempre la atossicità di tali sostanze è del tutto provata. Il rischio risulta ancora più grave nel caso degli aromi: in Europa se ne usano circa 3 mila e a dispetto della posizione finale sull’etichetta svolgono un ruolo determinante, anche per la loro costante presenza in quasi tutti i cibi di produzione industriale. Gli aromi hanno una composizione elaboratissima e il più delle volte “misteriosa”, in quanto i nomi dei componenti non compaiono in etichetta, come succede per gli additivi; inoltre i dati scientifici sulla tossicità di molti aromi sono meno completi rispetto a quelli disponibili per gli additivi. Quanto maggiore è il numero di additivi e aromi in un cibo, tanto più elaborata sarà al sua lavorazione e tanto meno esso sarà distante dal prodotto fresco. Tra l’altro l’uso di molti additivi può essere evitato utilizzando materie prime di qualità e usando meno componenti semilavorati. Questi cibi che ormai occupano una parte predominante della nostra alimentazione, vengono impiegati anche nelle mense scolastiche. Sarebbe forse il caso che la scuola in quanto agenzia formativa, si occupasse anche di questo aspetto relativo all’igiene alimentare degli alunni, evitando che tali cibi compaiano nel contesto scolastico. Se tali sostanze infatti possono essere non del tutto salutari per un organismo adulto, a maggior ragione non lo saranno per dei ragazzi in piena fase di crescita.

Adesso è tempo di Corsari, del Gusto ovviamente

I “Corsari del Gusto” è un movimento fondato dal Corsaro, alias Edoardo Bresciano, allevatore di Anatre mulard e produttore di ottimi salami d’oca e di tante altre prelibatezze [link]. La definizione del movimento è leggibile sul blog del Corsaro e recita pressappoco così “Isola mediatica di gente libera e consapevole dove la difesa ed il credo in valori ed identità, non sono visti come un simpatico accessorio, ma come norma comune di quotidiana applicazione; Che distinguono l’uomo vero (homo sapiens) dall’ominicchio o culo pallido”. Tutto ciò si legge sul suo blog, scritto a più mani, dove Edoardo Bresciano ci racconta la quotidianità e il lavoro nella sua cascina e in particolare ci narra delle sue anatre e oche e dei programmi futuri del neo movimento. Oggi, infatti, ci annuncia la nascita della Cambusa dei Corsari che è il diario di bordo dei Corsari del Gusto, ovvero gente risvegliata, libera e consapevole che, con l’esperienza del gruppo di lavoro, vogliono aiutarsi nella lotta per la sopravvivenza alimentare della vita quotidiana. Cibo sostenibile, cibo etico e cibo a chilometri zero tante belle parole, ma noi vogliamo vederci chiaro. Non abitiamo universi paralleli, abitiamo la realtà. E ci dobbiamo vivere! Allora non ci resta che augurare ai mitici Corsari del Gusto di navigare verso il successo con il vento in poppa.

pubblicato sul blog di Liborio Butera 

Noi che amiamo il food siam così.

Può il mangiare essere una metafora del pensare? Secondo noi, sì. Fra le cose che distinguono l’uomo dagli altri esseri viventi c’è il particolare legame che egli, sin dall’inizio della sua storia, ha istituito con il cibo. Gli animali si nutrono, l’uomo mangia e, nel mangiare, non si accontenta di consumare gli alimenti, ma insieme li pensa. Ha, cioè, nei confronti del cibo, un rapporto eminentemente simbolico. Costui, è l’unico essere vivente per il quale l’atto biologico di mangiare si traduce dalla natura in cultura. Cucinare significa lasciar fuori dalla porta l’universo caotico e casuale, calarsi dentro un sistema chiuso, dotato di rituali e regole precise che vanno rispettate, oppure violate, ma solo dopo che le si è apprese. Le ricette sono, in cucina, ciò che per Platone, in filosofia, erano le idee, ossia modelli intellegibili universali cui il demiurgo dava una forma e una conoscibilità specifica. Allo stesso modo il cuoco, mediante regole e rituali, crea ogni volta dall’ universale un originale, cioè un piatto riconoscibile e riproducibile. Il rapporto tra cucina e filosofia è sicuramente più profondo di quanto appaia in superficie e varrebbe la pena approfondirlo. Fra gli appunti di Kant che precedettero la stesura della “Critica della ragion pura”, in uno si trovò scritto: “nel gusto ognuno di noi ha il modello o l’idea originale in testa”.

Ebbene, in tempi di cibi transgenici, ogm, e mercati globali che pretendono di imporre standard gastronomici omogenei, noi siamo degli “affamati” di pietanze originali, abbiamo “appetito” delle ricette tradizionali e non siamo mai “sazi” della sapienza di antichi gesti. E “ci disgusta” questa sorta di espropriazione culturale gastronomica, “digeriamo a fatica” la mortificazione della cultura locale culinaria, e “abbiamo la nausea” solo a vedere da lontano un McDonald’s.

pubblicato su A Ruota Libera

J’accuse…! Tutte le falsità sul video della BBC e di Anno Zero.

Certo che esistono preti capaci di abusi sessuali e pedofili. Certo che non dovevano prendere i voti. Ma da qui, a credere nella verità incontaminata del video firmato Bbc, ce ne passa. Ottanta docenti universitari che hanno visionato il documentario, hanno fatto notare una serie di falsità clamorose. A cominciare da quella che spaccia per documento segreto la lettera di Ratzinger, nella quale si fissava il regolamento di attuazione di una lettera apostolica di Giovanni Paolo II sui processi canonici. Quello che si definisce documento segreto, non soltanto era stato immediatamente pubblicato nel bollettino ufficiale del Vaticano, ma da allora continua ad essere consultabile sul sito della Santa Sede. Si afferma che l’ istruzione vaticana “Crimen sollicitationis” del 1962 commina la scomunica a chi denuncia preti colpevoli di abusi sessuali, mentre è esattamente il contrario: è scomunicato chi, essendo a conoscenza degli abusi non li denuncia. Si confondono diritto canonico e diritto penale, la segretezza del processo canonico con il segreto del delitto, che non sta scritto in nessuna riga. Si ritiene che la nuova istruzione di Ratzinger “De delictis gravioribus” del 2001, renda più difficile perseguitare i preti accusati di pedofilia mentre al contrario lo rende più facile, facendo slittare il termine di decorrenza della prescrizione decennale dal momento in cui la piccola vittima ha compiuto i 18 anni di età. Agli esperti, il documentario quando andò in onda, circa un anno fa, sembrò quasi uno scherzo. Quel disgustoso pedofilo ex prete, le cui immagini aprono e chiudono il documentario, non sta parlando con la Bbc. Sta registrando un video concordato con gli avvocati di una causa civile miliardaria, contro la chiesa, i quali in cambio non si sono opposti a che questo mostro ricominciasse a circolare liberamente dopo sette anni di carcere.

Ma tutto serve, pur di scatenare una morbosa e brutale caccia alle streghe cattoliche. Una campagna vergognosa in cui tutto diventa lecito, il diritto alla generalizzazione, alla diffamazione, all’insinuazione, al delirio morboso che trasforma fatti specifici in fenomeni diffusi e fuori controllo, adombra complicità ad alti livelli, punta in alto per attaccare la tradizione della chiesa fondata da Gesù Cristo. Laicisti da strapazzo, che gli fa comodo dimenticare quanto per i cristiani tale genere di abuso è indubitabilmente peccato, e quanto per la loro morale laica è difficile fissare un confine che divida un amore ‘diverso’ da un’ offesa all’umanità. Laicisti e creduloni, che in omaggio al dogma fanatico della cultura acritica secolarista, al culto morboso del “J’accuse!” imperante, adesso sono finalmenti pronti a inchiodare sulla croce un Papa incrocifiggibile.

disagio giovanile, piaga sociale?

Il disagio giovanile è un fenomeno assai diffuso nella società moderna. Spesso sfocia in comportamenti gravi e autolesivi come: la violenza individuale o di gruppo, uso di sostanze stupefacenti, alcol, gare spericolate talvolta mortali e altri atteggiamenti che violano le più elementari norme di comportamento, peraltro puniti dalla legge. I fattori predisponenti sono di varia natura:  il consumismo sfrenato, la globalizzazione, i mass-media, l’ingordigia e l’odio. Naturalmente non è da trascurare il modello di società che ci viene imposto, che non deriva dalla logica evoluzione dei modelli della tradizione, ma piuttosto da modelli prestabiliti e  “forzatamente” inculcati dai mezzi di comunicazione di massa, da falsi miti, dalla pubblicità e da stereotipi che lasciano poco spazio alla fantasia e alla creatività individuale. A complicare il tutto si aggiunge la crisi della famiglia non più punto di riferimento, ma, con il passare del tempo, divenuta una sorta di comunità allargata ad altri membri; spesso destinata a destabilizzare gli adolescenti che ne fanno parte.

Nei casi estremi il disagio spinge i giovani a togliersi la vita, dopo la Lombardia, la Sicilia è la regione italiana con il più alto numero di tentati suicidi giovanili, oltre 30 mila casi tra il 2004 e il 2005 che riguardano soggetti tra gli 11 e i 24 anni. Sono dati raccolti dall’azienda ospedaliera “Fatebenefratelli” di Milano assieme alla onlus “L’amico Charly”, associazione della Regione lombarda che si occupa di prevenire il disagio giovanile. Dati che preoccupano soprattutto per l’abbassamento dell’età in cui si cerca di suicidarsi, anche se non rientrano nelle statistiche ufficiali.

Dunque è compito delle amministrazioni locali in collaborazione con gli enti formativi, culturali e ricreativi presenti sul territorio, attivare politiche finalizzate al “recupero” dei giovani. La mancanza di lavoro, il bullismo, la dispersione scolastica e l’uso di stupefacenti vanno combattuti seriamente e certamente non solo attraverso la repressione, ma attivando politiche mirate che pongono in primo piano proprio il giovane e i suoi bisogni.

TFR: sono al sicuro i nostri soldi?

Ogni giorno tutte le televisioni nazionali e locali trasmettono diversi spot che dovrebbero informarci su come investire il nostro TFR. In realtà non sono altro che spot pubblicitari. Vi starete chiedendo con quali soldi sono pagati? Semplice, con i nostri! Infatti, la Finanziaria del 2007 ha stanziato 17 milioni di euro per campagne informative “intese a promuovere adesioni consapevoli” ai fondi pensione, insomma pubblicità a spese della collettività per aderire ai fondi pensione. Sapete chi gestirà questi fondi? Anche questo è facile da intuire: sindacati e rappresentanti del ministero uniti in un connubio matrimoniale. Le cifre sono da capogiro 13 miliardi di euro l’anno, una montagna di soldi, ma siamo sicuri che saranno investiti in maniera corretta? A tal proposito la scorsa stagione televisiva REPORT ha dedicato una puntata di approfondimento su queste tematiche, ne sono emerse delle belle, vi consiglio di seguire con attenzione il filmato [link]. Peraltro va ricordato che l’ultima legge Finanziaria ha anticipato la liberalizzazione del TFR di un anno e, quasi, costringe i lavoratori ad aderirvi. Nel contempo finanzia una campagna informativa, con i soldi di tutti, di 17 milioni di euro per il solo 2007. Non sarà mica per questo motivo che i sindacati non hanno mosso un solo dito per evitare i pesanti tagli in essa contenuti? A pensar male si fa peccato, ma a volte…

I numeri dell’indulto

Nei giorni scorsi tutte le testate giornalistiche hanno pubblicato i dati conseguenti all’indulto. In questo post riporto il parere di due testate giornalistiche posizionate diversamente politicamente: Il Giornale e il Corriere della Sera.

Scrive “Il Giornale” : “A nove mesi dal provvedimento di clemenza tremila scarcerati sono tornati in cella. Ne erano stati liberati 26.201 (10.043 stranieri) di cui quasi il 70% condannati in via definitiva e 8 mila per la revoca delle misure cautelari. I penitenziari affollati il 31 luglio da 60 mila detenuti, quando la capienza è di 43.500 posti, ospitano oggi 42.702 persone”.

Il “Corriere della sera” affronta l’argomento dicendo che nel periodo agosto-ottobre 2006 rispetto all’anno precedente ci sono state 1952 rapine in più e 28.830 furti in più. Sino al mese di luglio 2006 tali fenomeni presentavano una leggera flessione. Infatti tra gennaio e luglio c’era stata una diminuzione di 1048 rapine e 23.323 furti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il rapporto della polizia conclude che tali andamenti sarebbero da addebitarsi a un effetto indulto, capace di far registrare “un tendenziale incremento dei reati predatori, quelli che più negativamente condizionano la percezione di sicurezza dei cittadini“. Un altro dato sottolinea la crescente quota di stranieri denunciati: pur essendo il 4% della popolazione costituiscono il 33% dei denunciati nel 2005 e il 36% nel 2006.

Dati che dovrebbero farci allarmare? Certamente No. comunque sui numeri bisogna riflettere e soprattutto sulla necessità dell’indulto che di fatto ha rimesso in libertà diversi delinquenti, ma cosa ben peggiore ha fatto accrescere un’idea generalizzata di impunità.

pubblicato su: liboriobutera.com

Fioroni il Robin Hood al contrario

In un illuminante e dettagliato articolo pubblicato sul portale della rivista La Tecnica della Scuola, viene spiegato il taglio pari al 30% delle risorse destinate alla scuola pubblica, smascherando il vero scopo di tale nefasta manovra: garantire un risparmio di 448milioni di euro previsto dalla finanziaria che, difficilmente, ottenibile con il contenimento dei soli organici.
Il ministro Fioroni nel corso del suo intervento alla Commissione Istruzione – riporta il settimanale - si è limitato ad evidenziare di aver avanzato richieste al Ministero dell’Economia, ma in concreto non ha assunto impegni precisi. Neppure sul ripiano del debito pregresso, ormai quantificato in poco più di 400milioni di euro, c’è stato un accenno di risposta.Intanto va a rilento anche l’avvio della trattativa contrattuale proprio perché manca chiarezza sulle risorse economiche disponibili; addirittura risorse già determinate in precedenza non sono state ancora certificate dal Ministero dell’Economia. Insomma la confusione regna sovrana, e quella che doveva essere “La serietà al governo” inizia a suscitare risate a squarciagola fra chi sosteneva che questi signori in materia di politica scolastica di serio avevano ben poco. Mentre le vittime, fra questi gli insegnanti, iniziano a mostrare i primi segni di nervosismo anche perché i sindacati maestri della concertazione continuano a rimanere immobili. Ma per mostrare qualche dato allarmante ristorniamo all’articolo a firma di R.P. Secondo il giornalista: La finanziaria 2007 prevede infatti che per l’anno in corso nel settore scolastico si debbano risparmiare 448milioni di euro.

Di questa somma la metà dovrebbe essere ricavata dalla diminuzione degli organici, ma quote non disprezzabili dovrebbero derivare anche da altri interventi: diminuendo gli insegnanti di inglese nella scuola primaria si dovrebbero ricavare 77milioni, mentre la diminuzione dell’orario dei professionali dovrebbe incidere per quasi 28milioni. Questi pesanti tagli, che ricordiamocelo, si sommano a quelli operati dal precedente governo metteranno in ginocchio la scuola pubblica, mentre il ministro Fioroni continua a battersi affinché vengano garanti i 500 milioni di euro da destinare alle scuole private appellandosi alla legge62/2000 emanata dal governo D’Alema, nota come legge di parità. Come dire… La serietà al governo!

Ricerca disperata di adepti.

In questi tempi dove prevale l’anticlericalismo più sfrenato, si attacca la Chiesa cattolica su tutto, soprattutto su quelle tematiche che in qualche maniera trovano un humus ideale nelle nuove generazioni. Proviamo a smentirne qualcuna:

Sul sesso: La Chiesa non ha mai detto che il sesso è peccato. La Bibbia esalta in modo gioioso quest’atto: pensa all’espressione “e risero insieme” per indicare l’atto sessuale nell’antico testamento. Solo che la sessualità non può essere ridotta a puro e insignificante dato biologico, è una componente fondamentale della personalità, un suo modo di essere, di manifestarsi, di comunicare con gli altri, di esprimere e di vivere l’amore umano (lo sostengono le scienze umane, altro che Chiesa!). Questa dimensione antropologica della sessualità resta inseparabile da quella filosofica (qui ti rimando al mito riferito da Platone) e teologica (brevemente, l’amore come tensione alla perfezione, come superamento della fisicità). Nel saggio di Wojtyla “Amore e responsabilità” (1960), si parla apertamente dell’importanza della sessualità nella vita di coppia, scendendo nei particolari senza tabù su argomenti quali l’eccitazione sessuale o l’insoddisfazione della donna. La forza sessuale è una forza vitale, e come ogni forza del mondo fisico ha bisogno di essere canalizzata , orientata, nella fattispecie affinché contribuisca allo sviluppo psichico, morale e spirituale dell’uomo. (lo stesso Platone consapevole delle difficoltà per le persone ordinarie di cimentarsi con l’istinto sessuale arrivò ad affermare l’utilità di una legge che limitasse l’attività sessuale nell’ambito esclusivo del matrimonio e che la finalizzasse alla procreazione). La vera libertà di un uomo sta nella regola, nella disciplina, e questo è un insegnamento prettamente laico.

Altro tema utilizzato ad hoc riguarda l’esclusione della donna dall’ordinazione. La risposta è semplicemente che lei non ne ha bisogno, tanto è indiscutibile la sua centralità nella visione cattolica. Leggete queste parole: “Grazie a te, donna, per il fatto stesso che sei donna! Con la percezione che è propria della tua femminilità tu arricchisci la comprensione del mondo e contribuisci alla piena verità dei rapporti umani(). E’ proprio al genio della donna che la società è in larga parte debitrice.” Un poeta folle d’amore? No. Il Papa.

Ancora sul celibato dei preti: il prete è chiamato a tendere alla grandezza anche se questa è un peso. Non può desiderare di liberarsene e abbassare la sua vocazione alla “statura” che preferisce. Se ha scelto essere di sacerdote di rito latino, sa che non deve anteporre al suo Dio alcun rapporto affettivo. Così come il dono totale del suo Cristo giunge fino alla follia della croce, il prete servitore di quel Cristo deve rinunciare al diritto di fondare una propria famiglia, deve sacrificare tutto: o segue lui, o segue il mondo.

Detto ciò. Avendo la presunzione di disputare alla Chiesa i suoi atti, e sottoporli a critica, abbiate anche l’umiltà di dire la vostra, di dottrina, provate a riscrivere il principio di autopossesso e autodeterminazione, elaboratela voi una nuova teoria dell’agire morale, provateci ad arzigogolare un’ etica dell’amore umano. E’ facile fare delle affermazioni in aperto contrasto con una teologia secolare senza pagare il prezzo di giustificarle. Insomma, provate a buttar giù una filosofia della trascendenza della persona nell’agire, una autoteleologia dell’uomo. Provateci voi, eternamente insoddisfatti per come la dottrina protegge le verità della fede.

ma da quale parte stanno i sindacati?

Ci siamo quasi, ITP il blog ospitato dalla Blog Farm dell’amico Antonio Tombolini è giunto quasi a quota 100.000 contatti in appena un anno e mezzo. ITP si propone di informare i docenti di laboratorio delle dinamiche e delle vicissitudini che li riguardano, nello stesso tempo affronta tematiche proprie della scuola, del precariato scolastico, del bullismo, sindacali e più in generale del complesso mondo della scuola. La missione del blog oggi è più che mai necessaria perchèi i docenti di laboratorio vivono un momento d’assedio da parte della politica ma anche da chi è preposto alla difesa dei loro diritti di lavoratori: i sindacati. Proprio quei signori ieri dal palco del concertone del primo maggio a Roma si strappavano le vesti in difesa dei lavoratori e in particolare dei precari, ma solo a parole. I docenti di laboratorio oggi sono più che mai delusi da questi sindacalisti buoni solo ad incassare i soldi delle tessere e a scippare il TFR dei lavoratori, il resto è storia: non muovono un dito contro i tagli dei posto di lavoro, addirittura girano la testa dall’altro lato facendo finta di non vedere e di non sentire. Nonostante la mannaia abbattutasi sulla scuola, non hanno indetto nessuno sciopero, forse perché aspettano la conclusione delle votazioni delle amministrative o forse perché la sindrome del governo amico non gli permette di vedere la sofferenza di tali lavoratori. La conclusione è che questi docenti oggi sono soli a lottare in difesa della loro professione e proprio perché soli rischiano di rimanere schiacciati da una logica di tagli assurda e priva di senno. Mentre i signori della politica mantengono tutti i loro privilegi anzi li incrementano e i signori del sindacato puntano alle cariche più alte dello Stato attraverso la via più meschina: la pelle dei lavoratori! Ciò è vergognoso!