La Redazione

Archivio per 7 Aprile 2007

Il Milan è in costruzione

In campionato di calcio on 7 Aprile 2007 at 23:00

A chi andrà Ronaldinho? L’asta è aperta, vi partecipano Juve, Milan e Inter, solo per l’Italia, e poi altre squadre estere. A questo punto è lecito domandarsi: il prossimo anno quale casacca vestirà il fuoriclasse brasiliano? In molti lo danno al Milan, altri invece alla Juve. Intanto la squadra di Berlusconi pare essere quella più attiva sul mercato, è notizia di oggi del (quasi) passaggio di Drogba ai rossoneri, con lui dovrebbero arrivare altri giocatori per svecchiare la rosa. Tutto dipende dalla qualificazione o meno alla Champions League. Nel caso in cui non dovesse qualificarsi si parla di un addio clamoroso, quello del mister Carletto Angelotti che potrebbe finire al Barcellona, al suo posto potrebbe arrivare Donadoni, oppure Lippi.

Adoro queste magie.

In video on 7 Aprile 2007 at 15:37

E’ una danza con la palla, una danza che inebria la vista per gli amanti del gioco del calcio e i danzatori sono tutti atleti straordinari, di nazionalità brasiliana.

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Dove andrà Ronaldinho il prossimo anno?

In campionato di calcio on 7 Aprile 2007 at 10:47

L’asta è aperta, vi partecipano Juve, Milan e Inter, solo per l’Italia, e poi altre squadre estere. A questo punto è lecito domandarsi: il prossimo anno quale casacca vestirà il fuoriclasse brasiliano? In molti lo danno al Milan, altri invece alla Juve. L’Inter, dopo il caso Adriano, pare defilata, ma allo stesso tempo fa sentire la sua presenza, forse è solo un’azione di disturbo o è quella in vantaggio sulle altre? Staremo a vedere.

Alimento o prodotto dell’industria chimica?

In alimentazione, salute on 7 Aprile 2007 at 10:15

I cibi artigianali ormai vanno via via scomparendo dalle nostre tavole, sostituiti da cibi prodotti su larga scala a livello industriale. E’ ovvio che la differenza di qualità fra le due tipologie di alimenti è notevole: mentre il cibo artigianale richiede una lavorazione meno elaborata ed è realizzato con pochi ingredienti – di solito genuini -, quello industriale invece è solitamente realizzato utilizzando una vasta gamma di ingredienti –naturali e non- e richiede pertanto una lavorazione più complessa. Prendiamo come esempio il gelato: quello artigianale richiede cinque/sei ingredienti (latte, zucchero, panna, colla di pesce, eventualmente caramello e a completare il gusto prescelto); in quello industriale sono presenti addirittura 34 componenti, di cui solo la metà sono di origine naturale. Negli alimenti di “ultima generazione”, oltre agli ingredienti veri e propri, appaiono anche sostanze identificate come additivi (che in particolare si dividono in: emulsionanti, addensanti, conservanti e coloranti) e altre chiamate aromi (naturali, naturali identici e artificiali). Tanti sono gli additivi il cui uso è consentito nei paesi dell’unione europea, anche se a volte non sempre la atossicità di tali sostanze è del tutto provata. Il rischio risulta  ancora più grave nel caso degli aromi: in Europa se ne usano circa 3 mila e a dispetto della posizione finale sull’etichetta svolgono un ruolo determinante, anche per la loro costante presenza in quasi tutti i cibi di produzione industriale. Gli aromi hanno una composizione elaboratissima e il più delle volte “misteriosa”, in quanto i nomi dei componenti non compaiono in etichetta, come succede per gli additivi; inoltre i dati scientifici sulla tossicità di molti aromi sono meno completi rispetto a quelli disponibili per gli additivi. Quanto maggiore è il numero di additivi e aromi in un cibo, tanto più elaborata sarà al sua lavorazione e  tanto meno esso sarà distante dal prodotto fresco. Tra l’altro l’uso di molti additivi può essere evitato utilizzando materie prime di qualità e usando meno componenti semilavorati. Questi cibi che ormai occupano una parte predominante della nostra alimentazione, vengono impiegati anche nelle mense scolastiche. Sarebbe forse il caso che la scuola in quanto agenzia formativa, si occupasse anche di questo aspetto relativo all’igiene alimentare degli alunni, evitando che tali cibi compaiano nel contesto scolastico.  Se tali sostanze infatti possono essere non del tutto salutari per un organismo adulto, a maggior ragione non lo saranno per dei ragazzi in piena fase di crescita.

Gli imprenditori? Sono solo diplomati.

In attualità, impresa lavoro, scuola on 7 Aprile 2007 at 10:08

Nell’immaginario collettivo l’imprenditore di successo in genere viene visto: ricco, bello, intelligente, colto, ma soprattutto laureato. Questo  è vero solo in parte. A dimostrarlo è l’Istat che ha tracciato il suo identikit, dal quale sono emerse alcune sorprese destinate sicuramente a far riflettere. Analizziamole con ordine: intanto per il 75% è maschio, lasciando all’universo femminile solo uno striminzito 25%; ha un’età compresa tra i 30 e i 40 anni, risiede nelle aree più ricche del Paese, ma non solo, infatti, negli ultimi anni è stato il sud a registrare la nascita del maggior numero d’imprese. Inoltre l’Istituto di ricerca, ha rilevato un dato destinato a modificare le prossime scelte politiche in campo scolastico/formativo: la piccola media impresa italiana è gestita da un imprenditore il cui livello di istruzione più diffuso è il diploma di scuola media superiore (46,3%), seguito dai livelli d'istruzione inferiori (32,2%) e dalla laurea (21,5%). Il Nord-est presenta i livelli di scolarizzazione più bassi: il 37,2% dei neo imprenditori ha fatto solo la scuola media; nel Centro si ritrova la più elevata percentuale di laureati (25,5%) mentre nel Sud e nelle Isole quella di diplomati (49%). Il titolo di studio risulta correlato con l’attività svolta. Nell’edilizia si concentrano i neo imprenditori con più basso livello di istruzione (il 60% fino alla licenza media). Inoltre  i diplomi posseduti quasi nella totalità sono stati conseguiti in scuole tecniche e professionali, dimostrando, semmai ancora ce ne fosse bisogno, l’importanza per il Paese di tale tipologia di istruzione. La capacità di associare l’aspetto teorico a quello tecnico-pratico, attraverso la didattica dei laboratori, dota il discente delle competenze necessarie per intraprendere, senza molte difficoltà, un’attività in proprio. Dunque, il potenziamento di tale tipologia di istruzione appare  quasi indispensabile, oltre che strategico, per il “Sistema Paese”.

La vendetta è un piatto che va servito freddo

In campionato di calcio on 7 Aprile 2007 at 08:53

La vendetta è un piatto che va servito freddo, potrebbe essere questa la esemplificazione della gara giocata in notturna tra il Palermo e la Juventusu finita 3 – 2 per i siciliani.
Nella gara di andata, la Juve aveva battuto per 6 – 0 i palermitani, questo costò La panchina a Colantuono e al suo posto venne richiamato Guidolin.
Ieri sera Colantuono, dopo aver riconquistata la panchina rosanero, si è “vendicato” grazie ad una doppietta di Amauri e al goal del 3 – 2 di Cassani. Grazie anche all’atteggiamento in campo dei suoi ragazzi, era da tempo, infatti, che non si vedeva in campo un Palermo così combattivo e determinato, che chiude il primo tempo in vantaggio di due goal grazie ad una doppietta dell’attaccante italilo-brasiliano. Nella ripresa la Juve, già in campo con il tridente Trezeguet-Del Piero e Iaquinta, riesce a pareggiare con Del Piero. Nei minuti finali la squadra di Ranieri rischia di vincere colpendo un palo su punizione di Trezeguet, ma ci pensa Cassani con un bolide dai trenta metri a superare Buffon e ad aggiudicarsi la gara. Vendetta servita, avrà pensato Colantuono.

Scuola, software e cultura libera.

In attualità, scuola on 7 Aprile 2007 at 00:49

Ricevo questa straordinaria relazione elaborata dal mio giovane amico Giuseppe Terrasi assieme a Remo Luigi Quintino della Free Software Free Society e da un altro suo amico che ha preferito rimanere anonimo. Nella relazione si parla del software libero e dell’uso che se ne potrebbe fare nelle scuole con un conseguente risparmio economico. Se vi ricordate qualche mese fa ho partecipato al Linux Day di Biella organizzato dall’associazione BiLug.

Il Software Libero come Firefox, Thunderbird, OpenOffice e le varie distribuzioni GNU/Linux, nel corso dell’ultimo decennio ha subito un incremento drastico di utilizzatori. Non si tratta più di un hobby per smanettoni, ma di prodotti maturi e alla portata di tutti.
La differenza con i programmi a “sorgente chiuso” sta nella licenza di utilizzo (esempio: la licenza GPL che permette la copia, modifica e redistribuzione del software a patto che questo venga redistribuito alle stesse condizioni), nella frequente gratuità (anche se ciò non è esplicitamente richiesto dalla licenza) e nel modello di business (non incentrato sulla vendita di licenze d’uso ma sui servizi accessori legati al software).

In generale, come si evince dalle esperienze positive avute principalmente all’estero, questa filosofia favorisce la libera circolazione della cultura in generale.
Basti pensare alla diffusione (soprattutto in Francia) della musica distribuita sotto licenza
Creative Commons (un caso su tutti è il fenomeno Jamendo.com e il suo sterminato database di album sotto questa licenza), oppure ai libri, i quali grazie a questo tipo di licenza possono diffondersi via web ed essere letti direttamente sul proprio pc.
Un “caso” molto attuale è la decisione della biblioteca nazionale cilena di adottare la licenza Creative Commons (per ulteriori informazioni vedere
Punto-Informatico).
Un esempio di cultura libera, su tutti, è Wikipedia, che è l’enciclopedia libera più grande al mondo (la versione inglese conta 1.600.000 voci).

La cultura, come patrimonio collettivo, deve essere: libera, cioè svincolata da ogni forma di interesse politico, sociale ed economico; aperta, ad ogni forma di contaminazione e mediazione; gratuita, non soggetta a restrizioni quali marchi, brevetti, copyright, in modo da favorire una maggiore circolazione della stessa; decentralizzata, ovvero non in mano a chi detiene il ‘potere informativo’, così da favorire una ‘cultura’ che sia partecipazione attiva e scambio reciproco, a-gerarchica e orizzontale; equa, cioè accessibile a tutti, e non potere di pochi su molti, portatrice di idee e valori globali ma eterogenei, e non del pensiero unico.
La cultura libera, intesa in questo senso, può creare dei circoli virtuosi favorevoli alla libera diffusione del sapere.

Passando ad analizzare il software libero, questo: educa alla legalità perché permette, sia all’insegnante che all’allievo, l’assoluta libertà di copia, fondamento dello scambio della conoscenza, senza dover ricorrere alla “pirateria informatica”; è rispettoso della libertà d’insegnamento, perché permette all’insegnante di scegliere la soluzione e il fornitore che più si adatta alle sue esigenze conoscitive e didattiche; incentiva l’economia locale, perché la licenza GPL permette di vendere software e i servizi ad esso legati e le scuole stesse, attraverso l’uso di sistemi GNU/Linux, possono contribuire ad alimentare questa economia virtuosa; non discrimina i soggetti su base economica, ma li seleziona su base meritocratica.


L’uso di software libero nelle scuole è attualmente affidato a docenti “pionieri” che, fiutando l’opportunità che può fornire questo software (possibilità di riutilizzo dell’hardware “obsoleto” e possibilità di reinvestire in formazione grazie al risparmio derivante dal mancato pagamento delle licenze), stanno cercando di introdurlo gradualmente nelle proprie scuole. Purtroppo attualmente non esiste un piano di diffusione del software libero nelle scuole italiane, per la carenza di figure professionali per il ruolo in questione e per la mancanza di politiche serie che spingano in questa direzione.

Ritengo che la scuola debba essere il motore della libera cultura e che questo sia auspicabile anche da un punto di visto prettamente informatico, dal momento che l’Open Source è adatto al mondo dell’Istruzione principalmente per due motivi: consente agli studenti di apprendere di più in quanto permette di “guardare dentro” e capire meglio come funzionano i computer e i sistemi operativi; permette di allargare le piattaforme di apprendimento degli studenti favorendo la formazione di competenze diversificate.

Concretamente, un sistema libero come Gnu/linux può essere usato in molti ambiti all’interno di una scuola: nella parte amministrativa, per gestire i registri di classe, i programmi di contabilità, sui server, per gestire reti e servizi in rete; nella didattica, attraverso l’uso dei numerosi programmi specifici per le varie discipline (es: programmi Open Source per la fisica o la matematica), l’uso di prodotti di ufficio (es: OpenOffice); nello studio quotidiano degli studenti, dal momento che si tratta spesso di programmi gratuiti, che possono essere distribuiti facilmente.

Per realizzare questi scopi il software non manca: SoDiLinux, Edubuntu, Damn Small Linux ne sono alcuni esempi.
Il primo è una raccolta di software didattici; il secondo è una distribuzione GNU/Linux basata su Ubuntu specificamente orientata al settore “educational”, che è possibile utilizzare in tutti i rami dell’istruzione (dalla scuola elementare all’università); il terzo è una distribuzione GNU/Linux utilizzata per rigenerare i computer obsoleti.
Per ulteriori informazioni sull’argomento scuola e software libero si rimanda a http://www.linuxdidattica.org. Inoltre, i LUG (Linux User Group), le associazioni locali di volontari che provvedono alla diffusione e al supporto del software libero e di GNU/Linux in particolare, possono fornire un aiuto concreto a chi si avvicina per la prima volta a questa realtà. Se volete conoscere il LUG più vicino a voi qui c’è la lista.

Vale la pena introdurre il software libero nelle scuole, con i citati vantaggi economici e “filosofici”, ma ovviamente con dei costi iniziali di formazione del personale? La risposta, a conti fatti, dovrebbe essere sì.

Concludendo, si tratta evidentemente di un argomento molto vasto, che coinvolge molte tematiche sociali, come il tema della circolazione del sapere, il dibattito sulle questioni connesse alla tutela del diritto d’autore, il tema dei formati aperti, e si estende, dunque, anche a questioni di carattere “non tecnologico”.

Firma
Giuseppe Terrasi
Remo Luigi Quintino, Free Software Free Society

Oksana, la ragazza di gomma

In attualità on 7 Aprile 2007 at 00:10