
L’ex direttore de “La Gazzetta dello Sport” dopo aver accusato un malore è stato rigoverato presso l’ospedale Santa Rita di Milano. Le sue condizioni sono gravissime, ma il suo cuore forte d’atleta sta reggendo. Read the rest of this entry »

L’ex direttore de “La Gazzetta dello Sport” dopo aver accusato un malore è stato rigoverato presso l’ospedale Santa Rita di Milano. Le sue condizioni sono gravissime, ma il suo cuore forte d’atleta sta reggendo. Read the rest of this entry »
Come vi avevo anticipato (qui), della nostra partecipazione al foodcamp3 ne avrebbe scritto l’amico Vincenzo Salvaggio, cosa che ha fatto e che potete leggere collegandovi a questo [link]. Il servizio video con l’intervista ad Antonio Tombolini era di mia competenza. Oggi, tra mille peripezie ed un modem bruciato a causa del maltempo, sono riuscito a montarlo e a caricarlo su You Tube. Buona visione.

Il Noni è una pianta che cresce su terreni vulcanici della Polinesia e per farlo non ha bisogno di fertilizzanti. In passato, tutte le parti della pianta, radici comprese, venivano utilizzati,per le sue proprietà benefiche dalla medicina cinese al punto che si è guadagnata l’appellativo di “Pianta Sacra” e “Pianta della Vita”. Read the rest of this entry »
Sul blog della nostra amica Claudia, A Bagno Maria, ho le
tto una notizia inquietante: “la Commissione Europea ha deciso di impegnarsi a proporre entro giugno un cambio nella legislazione comunitaria per permettere sia l’importazione che la produzione nei paesi membri di carne di pollo “lavata con varechina”.” Proprio così, la carne di pollo sarà lavata con il cloro e andrà a riempire i banconi dei nostri supermercati (Corsariiii ribelliamoci!!!!). A pressare la nostra cara vecchia, passatemi il francesimo, “puttana” Europa ci sono i soliti americani che in fatto di food e mode alimentari stanno colonizzando il mondo anche il nostro Paese, nonostante tutti noi conosciamo gli effetti della loro alimentazione. L’Europa anche questa volta sta calando le braghe “per la necessità di rafforzare i rapporti tra Stati Uniti ed Europa in un momento di difficoltà economica internazionale.” – scrive Claudia e continua -”Il via libera al pollo al cloro sul mercato comunitario preoccupa per i rischi che potrebbe comportare alla salute, per l’ambiente e la fiducia dei consumatori; perplessità vengono sollevate da alcuni componenti dell’esecutivo comunitario quali i Commissari Dimas (ambiente), Fisher Boel (agricoltura) e Vassilious (salute) e importanti Stati Membri come Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Belgio, Austria, Grecia, Finlandia, Lettonia, Romania, Lussemburgo, Irlanda, Ungheria e Cipro.” Il divieto in Europa era stato stabilito nel 1997, ma dal prossimo 28 maggio potrebbe cadere per un periodo prova di due lunghi anni, siete pronti a degustare il pollo alla varechina? Noi preferiamo le oche e le anatre del nostro Corsaro!
I cibi artigianali ormai vanno via via scomparendo dalle nostre tavole, sostituiti
da cibi prodotti su larga scala a livello industriale. E’ ovvio che la differenza di qualità fra le due tipologie di alimenti è notevole: mentre il cibo artigianale richiede una lavorazione meno elaborata ed è realizzato con pochi ingredienti – di solito genuini -, quello industriale invece è solitamente realizzato utilizzando una vasta gamma di ingredienti –naturali e non- e richiede pertanto una lavorazione più complessa. Prendiamo come esempio il gelato: quello artigianale richiede cinque/sei ingredienti (latte, zucchero, panna, colla di pesce, eventualmente caramello e a completare il gusto prescelto); in quello industriale sono presenti addirittura 34 componenti, di cui solo la metà sono di origine naturale. Negli alimenti di “ultima generazione”, oltre agli ingredienti veri e propri, appaiono anche sostanze identificate come additivi (che in particolare si dividono in: emulsionanti, addensanti, conservanti e coloranti) e altre chiamate aromi (naturali, naturali identici e artificiali). Tanti sono gli additivi il cui uso è consentito nei paesi dell’unione europea, anche se a volte non sempre la atossicità di tali sostanze è del tutto provata. Il rischio risulta ancora più grave nel caso degli aromi: in Europa se ne usano circa 3 mila e a dispetto della posizione finale sull’etichetta svolgono un ruolo determinante, anche per la loro costante presenza in quasi tutti i cibi di produzione industriale. Gli aromi hanno una composizione elaboratissima e il più delle volte “misteriosa”, in quanto i nomi dei componenti non compaiono in etichetta, come succede per gli additivi; inoltre i dati scientifici sulla tossicità di molti aromi sono meno completi rispetto a quelli disponibili per gli additivi. Quanto maggiore è il numero di additivi e aromi in un cibo, tanto più elaborata sarà al sua lavorazione e tanto meno esso sarà distante dal prodotto fresco. Tra l’altro l’uso di molti additivi può essere evitato utilizzando materie prime di qualità e usando meno componenti semilavorati. Questi cibi che ormai occupano una parte predominante della nostra alimentazione, vengono impiegati anche nelle mense scolastiche. Sarebbe forse il caso che la scuola in quanto agenzia formativa, si occupasse anche di questo aspetto relativo all’igiene alimentare degli alunni, evitando che tali cibi compaiano nel contesto scolastico. Se tali sostanze infatti possono essere non del tutto salutari per un organismo adulto, a maggior ragione non lo saranno per dei ragazzi in piena fase di crescita.
Donne ecco come ringiovanire
di 13 anni: basta smettere di fumare. Lo afferma uno studio condotto a Milano ed illustrato l’altro ieri da Riccarda Serri, specialista in Dermatologia dell’Università meneghina. “Smettere ti fa bella”, così è stato chiamato il progetto-pilota che ha coinvolto 46 donne, in media intorno ai 45 anni, colte, lavoratrici e abituate a fumare circa 17 sigarette al giorno, seguite da febbraio a novembre 2007 da un team di psicologi, dermatologi e nutrizionisti. “L’anno scorso abbiamo “arruolato” una sessantina fumatrici, di cui 46 hanno finito il percorso”, ha spiegato
la Serri. Dopo un anno le “cavie” sono state sottoposte all’esame dermatologico con un’apparecchiatura che misura levigatezza, elasticità, porosità, rugosità, pigmentazione e luminosità del viso, permettendo di individuare l’età biologica di un volto. Le misurazioni sono state eseguite di nuovo alla fine dello studio, scoprendo che «in media il viso delle ex fumatrici dimostrava 13 anni in meno». All’inizio, invece, le donne col vizio avevano in genere un’età biologica maggiore rispetto a quella sulla carta d’identità, anche di 9 anni. Inoltre solo il 25% ha messo su un po’ di peso (circa 3 kg).
La merce contraffatta proveniente
dalla Cina ormai ha invaso il nostro mondo, molte sono le griffe riprodotte fedelmente che si possono acquistare per le vie delle nostre città con un conseguente ingente danno economico alla nostra economia. I prodotti taroccati sono tra i più disparati si va dal jeans ai costumi da bagno, dalle magliette alle scarpe taroccate delle più rinomate marche, come Nike, Hogan, Gucci, D&G, ma ancora orologi, dentifricio, creme e addirittura prodotti di gastronomia. Ultimamente però sono state trovate e sequestrate in un deposito del catanese 470 chilogrammi di sigarette di contrabbando. Questa volta però non si tratta di sigarette provenienti dai paesi arabi o dell’est europeo bensì di “bionde” contraffatte provenienti dalla Cina. I pacchetti sono fedelmente riprodotti dagli originali Marlboro; ma sulla qualità del tabacco e sul quantitativo di nicotina e di altre sostanze nocive non si sa ancora niente.
Il Ministero della Salute ha pubblicato
i dati relativi al virus dell’HIV nel nostro Paese. La prima cosa che emerge è che la mortalità di Aids è in diminuzione, ma aumentano le infezioni, 4 mila nuovi casi all’anno. Il 65% degli infetti è entrato in contatto con il virus attraverso l’atto sessuale che rimane la principale fonte di contagio.
Ogni giorno dunque sono 11 le persone che diventano sieropositive e dalla scoperta del virus, in Italia se ne sono registrati più di 130 mila casi. Mentre 58.400 sono i soggetti che hanno sviluppato l’epidemia, di questi ne sono deceduti 35 mila.
La mia paura è che in questi ultimi anni si sia abbassata l’attenzione. Di Aids se ne parla sempre meno e abbassare la guardia può significare contagio.
L’uso della televisione se non
dosato, rischia di diventare motivo di sofferenza. Sono sempre di più, infatti, gli spettatori che a causa dei messaggi talvolta esagerati che essa media, come ad esempio il continuo allarmismo (58%), i toni che rasentano l’isteria (51%), le continue polemiche (46%), a presentare alla lunga vere patologie: ansia, depressione, insonnia e persino attacchi di panico, le più diffuse.
Da una studio promosso da Meta Comunicazione e realizzato in collaborazione con un pool di 60 psicologi e psicoterapeuti è emerso che in media, persino in un talk show, ogni 6 minuti di messa in onda vengono utilizzati toni e termini che alzano il livello di ansia e aggressività. Lo studio inoltre evidenzia che il mezzo televisivo da momento di intrattenimento e svago con il passare degli anni è diventato invece un collettore di stress (63%), ansia (55%) e aggressività (49%). Percentuali preoccupanti. Le trasmissioni finite sotto accusa –dimostrato dallo studio – sono soprattutto quelle legate all’attualità e alla cronaca, come talk show e Tg, ma anche contenitori che sulla carta dovrebbero essere di puro intrattenimento, dove, secondo gli esperti (47%), il carico d’ansia è ancora maggiore, perchè lo spettatore si trova con le difese abbassate. Il pensiero a questo punto va a quei genitori che impropriamente utilizzano la televisore come una sorta di baby sitter catodico, non stupiamoci poi se i bambini crescendo diventano sempre più violenti e intrattabili. Non a caso gli episodi di bullismo più feroci stanno emergendo proprio in questi ultimi anni.
La buona cucina, sana, genuina, dovrebbe essere una costante sulle nostre tavole, purtroppo non sempre è così. La fretta, il lavoro, gli impegni ci inducono sempre di più al consumo di cibi precotti o in scatola. Tali cibi in genere sono infarciti di sostanze chimiche di ogni genere, dannosi per la nostra salute. Ad incitarne il consumo è la pubblicità pressante trasmessa da tutti i media, per fortuna internet costituisce un’importante fonte di controinformazione rappresentata soprattutto dai tanti food blog presente in rete. L’aggregatore più importante della blogsfera italiana è la Blog Farm di Antonio Tombolini, fratello di Daniele Tombolini, ex arbitro, dove sia io sia Carlo Zaccaria siamo ospitati con due distinti blog. In questi giorni Antonio sta invitando gli utenti della rete ad assaggiare gratis [link] i prodotti della San Lorenzo, azienda da sempre leader nel settore agroalimentare di nicchia italiana, fateci un salto potreste essere scelti proprio voi. Intanto a proposito di genuinità e di nicchia, l’altra sera in cascina Zaccaria ci siamo gustati un altro straordinario risotto ai frutti di mare, preparato con riso Carnaroli di Baraggia, considerato tra i più buoni d’Europa, che non troverete mai nei scaffali dei supermercati mischiato al riso “industriale”, ma solo in questo [link] oppure potete gustarvelo, per chi vive nei pressi di Monza, negli arancini di Dino della gastronomia Concordia, che a quanto pare non riesce più a farne a meno; oppure nei migliori ristoranti del biellese, vercellese e torinese e ovviamente a casa mia. Vi basterà farvi invitare. Intanto pubblico il video della preparazione dell’ultimo risotto, sappiamo che ormai sono seguitissimi e addirittura molte signore della rete riproducono esattamente le ricette. Buona visione.
L’industrializzazione selvaggia sta portando, con il passare del tempo, a fare
scoperte poco “salutari”. Non molto tempo fa è finita sotto accusa la sostanza antiaderente che riveste il nostro pentolame. Il teflon si è scoperto che se graffiato rilascia sostanze tossiche per l’organismo. Un’altra spiacevole sorpresa l’abbiamo avuta con il fissante per l’inchiostro utilizzato per la colorazione delle confezioni di latte per i nostri bimbi e, non ultima, proprio la sostanza chimica che serve a sbiancare le scatole per la pizza d’asporto utilizzate dai pizzaioli. Tutte sostanze che entrano a contatto con l’uomo nella maniera più “vile”, se vogliamo usare quest’aggettivo, perché contenute proprio in ciò che fa parte della nostra diretta alimentazione. Oggi si apprendiamo che c’è un altro pericolo per la nostra salute: l’erbetta sintetica dei campetti di calcetto. In questo caso il contatto avviene in un momento destinato allo sport e al divertimento. Infatti, dopo l’allarme lanciato dalla Lega dilettanti, la Commissione interministeriale (Salute-Ambiente) è stata chiamata a pronunciarsi sui pericoli reali delle sostanze contenute nei campetti di erba sintetica: ebbene è emerso che sono cancerogene, dunque pericolosissime. Molti non sanno che proprio quell’erbetta sintetica è ricavata dal riciclo dei pneumatici usati, tristemente famosi per il rilascio delle cosiddette polveri sottili, nemiche principali per la nostra salute e rilevate nell’inquinamento cittadino; tant’è che se vanno sopra i livelli stabiliti bisogna attuare misure drastiche, come il blocco della circolazione, per riportarli entro valori normali. Il gruppo di esperti che ha costituito la Commissione ha stilato un documento che invierà al prossimo ministro della sanità ed è costituito da quattro punti fondamentali: si chiede di escludere o limitare i quantitativi di sostanze nocive contenute nei campi di calcio in erba sintetica, certificare i materiali utilizzati, analizzare tutti i campi della penisola e valutare nel tempo i rischi per la salute. Mi auguro che siano vengano al più presto dei seri provvedimenti, ne va della salute dei nostri atleti, giovani e attempati, che spesso invece di curarsi della propria moglie o fidanzata, preferiscono i campetti di calcetto ignari di correre un doppio rischio….
I progressi scientifici e tecnologici, ci stupiscono per le loro continue novità nel campo della ricerca e della produzione di strumenti sempre più all’avanguardia. Per rendercene conto basta pensare a quante diavolerie elettroniche, nel giro di pochi anni, sono state inventate e che hanno contribuito a mutare radicalmente alcune nostre sane abitudini. In questi giorni è stato commercializzato un particolare strumento destinato a stravolgere quanto si stava consolidando negli ultimi anni. I giapponesi, si, sempre loro, hanno inventato un congegno elettronico, in grado di mutare una delle mode più chic che si è diffusa negli ultimi anni: quella del sommelier fai da te. Com’è noto, in Italia è scoppiata una vera e propria passione per il vino. In larga parte, il successo è derivato dalla bontà dei vini italiani, ma anche da una riuscita associazione del nettare d’uva alla musica, ovviamente alla cucina, alla letteratura e a tutto ciò che fa chic. E’ diventata una moda molto diffusa, io stesso, nonostante quasi astemio, ne sono rimasto affascinato. E ho attrezzato la mia piccola cantina dotandola di bottiglie di un certo pregio. Inoltre, come tutti gli appassionati, ho sostituito i vecchi bicchieri con quelli a forma di “boccia”, in gergo conosciuti come: “balun”. Vista la passione ho ricevuto in regalo il set di accessori che contiene: un cavatappi-apribottiglie, un termometro per la temperatura giusta del vino, un versa vino, un salva-goccia, un tappo a cono, insomma non mi manca nulla per fare la mia bella figura. Certamente stappare una buona bottiglia d’annata riesce a compensare anche l’eventuale assenza di accessori. Per produrre del vino pregiato, occorrono però anni d’impegno e sacrificio, oltre che ad una buona dose di bravura. Il processo è lungo e tortuoso, infatti, il vino si lascia riposare in botti di rovere, in luoghi freschi ed asciutti ma soprattutto si deve scegliere il vitigno giusto, coltivarlo in zone collinari ventilate e tutta una serie di accorgimenti che alla fine garantiscono l’ottima qualità. Ma i giapponesi, con la loro tecnologia, sono riusciti ad inventare un marchingegno in grado di trasformare, attraverso una scarica elettrica, del vino banale e fresco, in vino invecchiato carico di “stoffa e persistenza” e persino dotato di quel bouquet di odori e sapori che inebriano il gusto e l’olfatto. Dopo aver lanciato sul mercato oggettistica trash di vario tipo, questa volta sembrano intenzionati a colpire uno dei settori che, in Italia, da solo riesce a fare sistema. Ricordo ancora alcuni oggetti ideati e commerciati dal popolo del sol levante che per fortuna non hanno avuto grosso successo, almeno qui da noi, come ad esempio il reggiseno autoscaldante, la tavoletta del water maculata e altre zozzerie simili. Continuando così riusciranno persino ad inventare qualche altra strana diavoleria in grado di sostituire la delicata rotazione ottenuta a colpi di polso che permette di verificare la consistenza del vino. FERMIAMOLIII!!!!
E’ in arrivo un importante ddl che stravolgerà alcune abitudini alle quali tutti noi siamo abituati. Infatti, da qui a breve, scomparirà dal nostro lessico da ristorante”, la comanda per il cameriere: Mi può portare l’oliera? Il ddl obbliga i ristoratori ad apporre l’etichetta su l’olio che viene servito ai clienti, dunque assieme a l’acqua, allo zucchero in bustine, arriva questa nuova normativa che rivoluzionerà la classica oliera. Ma l’etichetta è sempre sinonimo di qualità? Certamente non in assoluto, ma il cliente avrà qualche garanzia in più. L’emendamento inoltre deve frenare le numerose frodi che si verificano nel commercio di olio d’oliva e assicurerà maggiore informazione al consumatore. Ma in cucina, questa norma non arriva, infatti, si potranno utilizzare ancora i contenitori etichettati conformemente alla legge vigente. E’ molto curioso però che rimane escluso proprio l’olio utilizzato in cucina, vuol dire che li al chiuso potranno ancora frodarci? Le sanzioni previste per i ristoratori che non applicheranno questa nuova norma, sono pesanti: la multa va dai mille ai tre mila euro. Un passo avanti questo ddl verso l’olio nazionale lo fa, forse ne incentiverà l’utilizzo e assisteremo (era ora) alla scomparsa di oli malsani di origine e composizione dubbia. E’ arcinoto che molti oli venduti come olio d’oliva in realtà sono estratti dalla nocciola e colorati di verde.
La scienza, la scienza, si sono incuriosito dalle scoperte scientifiche, che ci posso fare è quasi una passione. Le notizie più curiose mi piace condividerle con gli amici che mi sopportano e che passano a fare una v
isita al mio blog. La penultima toccava molto l’etica e la morale, questa di oggi è un po’ più frivola e anche più piacevole, sulla quale si può anche scherzare. Ci si sono messi addirittura in due, una sessuologa tedesca e un ricercatore viennese, per abbattere l’ultima barriera romantica. L’argomento che ha mobilitato tante belle, intelligenze è il bacio, declassato da apostrofo rosa a farmaco di fascia C. È stato, infatti, accertato che baciare con regolarità fa bene alla salute. Un bacio lungo e appassionato abbassa la pressione ma anche i valori del colesterolo nel sangue riducendo i rischi d’infarto. Insomma, le lettere d’amore da ora in poi si scriveranno sui moduli dell’Usl. Si assisterà a medici che prescriveranno un’ora di bacio al giorno, oppure 100 baci prima dei pasti per un mese e vedrà che i valori rientrano subito nella norma. E chi non ha il o la partner? Si potrà recare in farmacia a ritirare la dose miracolosa? O ci saranno dei volontari disposti a correre in aiuto a mo di 118 de bacio? E… poi non dobbiamo stupirci se vediamo qualcuno afferrare al collo una ragazza e scuoterla brutalmente. Non è violenza ma posologia: la sta solo agitando prima dell’uso.
L’AIDS è il male che
sta mietendo migliaia di vittime, ancora non si conosce la maniera per fermare il progredire della malattia. Il cocktail di farmaci stabilito dal protocollo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in qualche caso sembra che abbia funzionato ma non è risolutivo. Nel mondo, infatti, continuano a morire migliaia e migliaia di persone, soprattutto bambini. Il continente più contagiato è quello africano, le scarse risorse finanziarie non hanno mai permesso ai governi dei paesi del terzo mondo di organizzare una massiccia campagna di prevenzione. Sul conto del virus ne sono state dette molte: qualcuno sostiene che sia stato creato in laboratorio della CIA, altri ancora dicono che sia comparso in Africa dopo l’accoppiamento tra l’uomo e la scimmia, avvenuto durante un rito religioso, altri, addirittura, sostengono che non esiste e che non sia mai esistito. La notizia di oggi invece ha dell’incredibile, riguarda un ragazzo omosessuale inglese, dopo il TEST era risultato positivo all’HIV. Il giovane non si è voluto sottoporre a nessuna cura e a distanza di qualche anno, dopo aver ripetuto il TEST, è risultato negativo. Dopo essersi appurati che non vi fosse stato scambio di provette e dopo aver ripetuto il TEST, i medici hanno dato la notizia alla stampa. E’ la prima volta che si verifica un evento simile, nessun altro in passato, era riuscito senza l’aiuto farmacologico a bloccare e ad eliminare il virus. Il giovane inglese, ha dato la propria disponibilità agli scienziati affinché possa essere sottoposto agli esami del caso per cercare di capire quale meccanismo si sia attivato per eliminare il virus. Se si riuscisse a scoprire e poi stimolare lo stesso processo in altri ammalati, probabilmente si farebbero grandi passi avanti per poter finalmente debellare l’AIDS, non solo, gli Stati risparmierebbero tutte quelle enormi somme di denaro pubblico che ogni anno vengono stanziati per trovare il vaccino anti HIV. Gli esseri umani potrebbero ritornare a fare l’amore senza dover utilizzare il terzo incomodo (anche se è sempre consigliabile l’uso) e si verrebbero a creare migliaia di disoccupati, specie nella ricerca. Non è che alla fine si sono affezionati al virus?
Gli scienziati circa
10/15 anni fa sostenevano che un’importante fonte di ricchezza sarebbe derivata dai rifiuti solidi urbani. Oggi possiamo affermare che avevano più che ragione. I governi, dopo le direttive europee, si sono subito mobilitati ad emanare leggi che puntassero in primis alla raccolta differenziata, per poi provvedere al recupero, dunque, al riciclo. Sullo sfondo di tutto ciò c’è la tutela del nostro pianeta, che rischia ormai da anni di divenire una grande pattumiera ad uso e consumo dello “sporchissimo” uomo. Educare al riciclo, serve a preparare le generazioni future ad aver più rispetto della natura, dell’ambiente e del pianeta dove vivono; educare alla raccolta differenziata deve garantire il riciclo di quei materiali che diversamente verrebbero abbandonate in aree che con il tempo diverrebbero insane e dove non si troverebbe più traccia della natura. Chi abita nei dintorni di Torino, può notare il triste spettacolo che si presenta sotto gli occhi di chi percorre la tangenziale e si trova davanti quell’enorme discarica che accumula tonnellate e tonnellate di scarti di vita quotidiana. Il riciclo dei rifiuti e la raccolta differenziata rappresentano una importante soluzione per attutire l’accumulo sempre crescente di rifiuti solidi urbani, dividere la carta dal vetro, recuperare le lattine, raccogliere la plastica e gettarla in raccoglitori appositi, sicuramente aiuta le aziende preposte allo smaltimento e al riciclo e contribuisce a non sporcare ulteriormente il pianeta.
All’inizio del post, accennavo alla ricchezza che avrebbero prodotto i rifiuti, sicuramente chi ricicla ne trarrà un buon guadagno, chi trasforma la plastica, chi recupera il vetro, indubbiamente lo fa per un utile, tant’è che sono nate molte società municipalizzate e molti investitori non si sono lasciati sfuggire l’occasione di “buttarsi” sui rifiuti. <<Importante fonte di ricchezza>> così sostenevano gli studiosi, ma per chi? Sicuramente non per chi paga lo smaltimento, sicuramente non per chi a casa divide la carta dal vetro, o il legno dalla plastica, le bollette negli ultimi anni, nonostante la raccolta differenziata, sono solo aumentate. Le società, negli anni, continuano ad arricchirsi, tuttavia, non va tralasciata, altrimenti il nostro pianeta rischia di essere sommerso da una valanga di rifiuti. Se questa ricchezza prodotta però, venisse ripartita anche tra gli utenti, sottoforma di sconto sulla tassa dei rifiuti, magari si riuscirebbe a stimolare quelle persone non proprio sensibili all’ecologia. Ancora una volta i politici, sono riusciti a trovare una maniera per intascare un fiume di soldi sfruttando un problema serio come quello dell’inquinamento del suolo pubblico. In materia d’ecologia, i nostri politici hanno ancora molto da imparare, la cosa più triste è vederli interessati solo quando c’è una pagnotta da spartire e non quando il pianeta lancia urla disperate…